giovedì 13 aprile 2017

Utilmamente

Utilmamente ho dei problemi spaziotemporali.
Lo dimostra anche la prima parola del post, che ho scelto di non correggere così da dare effettiva dimostrazione di quanto il mio cervello sia in disordine.
Ho riposto delle fragole nel reparto dispensa dedicato alla pasta.
Mi sono quasi lavata i denti con la crema per le mani e ho riposto il flacone del detersivo per piatti direttamente in lavastoviglie.
Ho lasciato gli occhiali da vista in frigo e lo smartphone direttamente nel congelatore.
Devo ammettere che il telefono che squillava nel freezer mi ha causato non pochi problemi, primo fra tutti la sensazione di disorientamento che mi ha accompagnato quando la suoneria suonava, la vibrazione vibrava e io non avevo la minima idea di dove andare.
Sentivo di essere vicina, come se qualcuno sibilasse " fuocherello, fuocherello" ma la mia coclea e tutto il resto confinante ad essa proprio non se ne facevano una ragione di processare quel rumore.
Mi sono resa così conto di essere una figlia della SIP.
Una di quelle che poco più che bambina e poco meno ragazza ha odiato la tipa del "mi ami? ma quanto mi ami?".
Il telefono posseduto dal 90% degli italiani: tastini neri, mascherina grigia, plastica bianca ingiallita in maniera proporzionale al numero di chiamate ricevute e/o effettuate ed un trillo che ora si scarica come file mp3.
Il restante 10% possedeva quello a rotella, inclusa mia nonna.
Sono tutt'ora figlia della SIP.
Confesso a voi miei cari fratelli, con la nonchalance che mi contraddistingue, di concedere sempre un piccolo colpo d'occhio al mobiletto dell'ingresso quando sento il cellulare suonare, come se in me ci fosse un gene ancorato agli anni '80 che si crogiola nella sicurezza di sapere che c'è sempre un telefono fisso ad aspettarti all'ingresso con una molla nera antistress oggi usata per fare elastici per capelli.
Mi hanno salvato dalla labirintite cronica delle patatine fritte congelate.
Sempre siano lodate.