domenica 23 marzo 2014

Vomito

Alle 2.30 (di notte) mio figlio è ancora lì a tirarmi la maglia e chiedermi un gelato.
Ho il cervello che mi impone di mantenere ancora un briciolo di lucidità.
Ma a dire il vero penso di averne persa già gran parte per strada.
Un po' come un serbatoio che perde benzina e più cammini e più ne manca.
Quello che dico è probabilmente l' 1% di tutto quello che penso.
Anche se non si direbbe sono di poche parole.
Mi limiterei ad annuire se potessi.
Ma qualcosa mi ha creato un senso di costrizione.Forse sono piena.
Piena di quelle lacrime strozzate che butto giù a forza come fossero una medicina amara per bambini.
Ne ricordo tante di medicine amare di quando ero bambina.
E anche se quelle lacrime spariscono, gli occhi si spaccano con rosse fratture.
Sembrano vogliano esplodere.
Diventano rossi.
Vorrei solo nasconderli.
Niente di più difficile.
Così mi limito ad osservare le fughe di un pavimento, per vedere dove mi portano.
E vorrei diventare invisibile, indossare uno di quei mantelli magici, vivere la vita da spettatore e non da protagonista.
Io sono un lettore non uno scrittore (checché se ne dica).
Vorrei accarezzarmi la fronte senza capire che sia la mia.
Sto invidiando la solitudine.
E qui mi viene in mente Morandi che tirando indietro il ciuffo con un colpo di reni canta "Signora solituuudine".
Segno che il senno mi ha abbandonato?
Poi sono ad uno STOP, avrei bisogno di un passeggero che allunghi il collo dal lato con la visuale coperta e mi dica un rassicurante "Puoi andare, è libero!"
Mi ritrovo ad accettare un mancato saluto di qualcuno che finge di non vedermi.
Eppure ho una chioma visibile da considerevoli distanze.
Insomma mi sento così triste, triste come quando spremi il tubetto del dentifricio sullo spazzolino e quella pasta bianca con smanie suicide si schianta contro la ceramica del lavabo.
Una tristezza mista a delusione e rabbia.
Che poi è una cretinata ma a me sto spreco di dentifricio dà molto sui nervi.
Mando ancora un boccone amaro giù.
Ma non tengo.
Forse.
Vomito.