venerdì 20 settembre 2013

Ciò che fa di me una RAZZISTA.



Sono lontani i tempi in cui il razzismo era un sentimento puro, mosso solo dall'odio.
Un sentimento che ancora non era strumentalizzato da banali testate giornalistiche o programmi TV.
Il razzismo vero, quello genuino.
Già, ho scritto il razzismo GENUINO.
Quello che toglieva i diritti, la vita, la parola, la dignità, la libertà.
Quello che eliminava gli occhi, la testa, i sorrisi e toccava solo la pelle.
Il razzismo, quello classico, verso i NERI.
Mi dispiace dirvelo ma non esiste più quell'odio che muoveva le masse e le voci e dava vita per contrappasso alla solidarietà, allo spirito di uguaglianza a sentimenti che così forti trasportavano l'anima.
Non esiste più niente di tutto questo.
Io, oggi, sono razzista.
Sono diventata razzista da quando faccio notare ad una persona (nera) che non è educato "saltare" la fila, sono diventata razzista da quando chiedo al bambino (nero) di non strattonare mio figlio, sono razzista quando attraversando la strada mando a fare in culo il conducente (nero) di un'auto che non si è fermata.
Sono razzista.
E poco importa se tutto questo si sarebbe verificato comunque a prescindere dal colore, poco importa della parità dei diritti che delle vite hanno pagato per conquistarla.
Oggi si giudica una commessa razzista perché non mostra  la borsa da 35.000 franchi a Oprah Winfrey; ponendo inoltre l'accento sull'origine italiana della malcapitata.
A chi interessa della "signora dai soldi che gli escono dal culo" e i suoi giri di shopping per Zurigo?
Ditelo ai giornalisti che per utilizzare questo termine ci vuole un po' di buonsenso e svalutarlo per una borsa di coccodrillo o uno spintone tra ragazzetti è un forse più incivile dello stesso gesto di cui si parla.
Ma una volta il razzismo non li ammazzava i neri?
Martin Luther King vi dice niente?
La marcia su Washington vi ricorda nulla?
Combattiamo contro la segregazione razziale ancora oggi, c'è ancora gente sfruttata per il suo colore e ora la massa scambia una qualsiasi stupida invettiva contro un tale di colore per razzismo.
Dai gente, il razzismo è diverso!
"I HAVE A DREAM" : quel sogno è ancora vivo, si deve ancora realizzare, c'è gente che ancora ci spera e noi lo stiamo ammazzando con una insensata realtà.
Se etichetto l'individuo nero che mi passa davanti al banco dei salumi come STRONZO, è semplicemente perché nei confini della quotidianità è effettivamente (e rimane) uno STRONZO.Attenzione, non è il suo colore a fare di lui uno STRONZO, né il suo colore mi impedirà di credere che egli lo sia.
Sogno un mondo in cui sono libera di rivolgermi ad un nero (o ad uno verde come hulk o color capelli di Lamù) allo stesso modo in cui mi rivolgerei ad un bianco, senza che quello che io dica faccia di me una razzista ma mi renda semplicemente una donna acida in sindrome post-mestruale.
Che poi Will Smith me lo terrei amorevolmente sul comodino io, per abusare della sua gran figaggine all'occorrenza.
Ed è nero.

Gran brutta malattia il razzismo, colpisce i bianchi e fa fuori i neri.

Consigli:
QUI trovate il testo del famoso discorso "I have a dream". Leggetelo.
Ci sono molti film che trattano il tema ma uno che mi viene in mente da suggerire, molto piacevole da guardare è The Help e ovviamente anche l'omonimo romanzo da cui è tratto.