lunedì 5 dicembre 2016

Riflessioni di una #riccia a corto di Splend'or


-Ma sono tuoi?- E' una domanda che perseguita me e i miei capelli da una vita, forse due se in quella precedente avevo le stesse sembianze. Sto studiando varie forme di risposte adatte alla persona che mi trovo davanti:
L'incredulo: no dai non ci credo!? Il complottista: sicura non sia una parrucca? Il banchiere: da chi li hai presi? San Tommaso: posso toccarli? Il chirurgo plastico: sono veri? Ma veri veri? Il tutorial: come fai a farli così? L'ambientalista: non userai mica olio di palma? E così via...
Programmo la mia vita in base a quando devo lavare i capelli e dalla foto è facilmente intuibile il perché. Impiego circa una mezza giornata per (ri)ottenere una simil parvenza umana dopo un lavata di testa. ATTENZIONE il tempo decuplica in mancanza della droga per capelli ricci: balsamo Splend'or (al cocco possibilmente).
Solo gli amici afro possono conoscere le proprietà miracolose di questo prodotto. La prima è il costo: irrisorio. Condicio sine qua none non è possibile coprire una superficie pari a quella del Madagascar senza vendere un rene. A questo proposito vorrei fare una petizione per modificare la dicitura "applicare una noce di prodotto" sul retro di ogni flacone. Come prima cosa non ho capito a quale noce si riferiscono. Una noce del brasile? un'arachide? una noce di cocco? Forse con una noce di cocco andiamo a pari. Se invece s'intende una noce comune, di quelle che si sgusciano a migliaia sotto il periodo di Natale, mi dispiace ma con quella non ci definisco nemmeno le sopracciglia.
La seconda proprietà è quella (ripeto miracolosa) di districare i nodi.
Correggo.
La seconda proprietà è quella di districare i dreads. I dreads sono un'acconciatura agognata da molti, da me considerati una piaga al pari delle locuste o la pioggia di rane. Si formano in una frazione di secondo durante la notte, quando i capelli della nuca vanno a contatto con il cuscino e questo li friziona come se non ci fosse un domani.
Vai a dormire come Merida e ti svegli Bob Marley.


TO BE CONTINUED

lunedì 5 settembre 2016

La Turca

I festeggiamenti mi spaventano sempre un po'. In particolare quelli di famiglia. Mi spaventa il fatto di dover essere presentabile, di dover eliminare dolorosamente ogni pelo superfluo,dover indossare abiti che sono comodi come un cactus nelle mutande e dover mettere delle scarpe che abbiano un minimo di parvenza femminile. Leggasi tacchi.
I tacchi non li metto da quando non avevo l'età per metterli. Infatti intorno ai 15 anni mi è stato concesso di capire che la PRESSIONE è il rapporto tra la forza e la superficie, motivo per cui le scarpe alte rendono questo rapporto, almeno per me e il suolo sotto di me, svantaggioso.
Fatto sta che ieri ho metto anche quelli. Un abitino carino. E una di quelle mutande contenitive nello stile Bridget Jones. Mi voglio male ne sono consapevole. E' filato tutto liscio fino a quando la mia vescica ha deciso che tra l'antipasto e il primo dovevo fare pipì. Così decido di andare in bagno.
I bagni dei ristoranti solitamente sono un desolante spettacolo post-apocalittico, ma non questo. Entro e realizzo di

lunedì 29 agosto 2016

Un paio di occhiali


Avevo un paio di occhiali.
Viola, in celluloide e due lenti quasi sottili.
Il mio primo paio di occhiali.
Costarono un occhio, anzi due, in tutti i sensi.
Avevo 12 anni.
E a 12 anni mi consideravo una ragazza diversa. Sapevo di essere più ricca degli altri nonostante non avessi una cosa che possedevano (quasi) tutti: la stupidità.
Poi gli occhiali.
Ci ho visto meglio.
Sopratutto da lontano, cosa che prima mi riusciva difficile e male.


In quegli anni facevo ancora un gioco, più un rito in verità, che avevo inventato quando ancora non avevo memoria a lungo termine.
Il rito era questo:
Prima di addormentarmi la sera inventavo una parola che finiva con la lettera Z, così a conclusione della mia giornata c'era la firma dell'ultima lettera dell'unico alfabeto che allora conoscevo. La mattina stessa cosa, con la differenza che la parola doveva cominciare con la A (come ognuno di voi saprà) prima lettera dell'alfabeto.
Se devo dirvi il motivo per cui facevo questa sciocchezza passiamo oltre perché semplicemente non lo so.
Fatto sta che questo rito scomparve dopo aver messo gli occhiali.
I primi tempi ero presa a lustrarli al mattino e alla sera, a poggiarli sul comodino accanto al letto prima del sonno, ad afferrarli con attenzione al risveglio per non lasciare le ditate sulle lenti.
Così dimenticai il mio rito.
Fino a questa mattina.

Questa mattina mi sono svegliata.
Ho ritrovato gli occhiali dietro il cuscino
Ormai sono anni che